Julien

Julien era lì che ci guardava ad un paio di metri di distanza da noi, aveva una postura molto rispettosa, testa bassa, mani dietro la schiena e due occhioni neri che seguivano ogni nostro movimento.

Ci trovavamo all’ospedale di Walungu, un villaggio nell’entro-terra del Sud-Kivu, per fare esame diagnostici ad un altro bambino, quando abbiamo incontrato Julien per la prima volta.

Senza saper nulla di lui ci sembrava un classico bimbo africano, curioso e attratto dai “musungu” (uomini bianchi). A causa della sua statura e conformazione fisica sembrava avere non più di 9/10 anni.

Tentiamo un approccio e iniziamo a parlare, fin da subito si contraddistingue per il suo francese ben parlato e chiaro.

Faceva tenerezza solo a guardarlo, non c’era più luce nei suoi occhi, aveva uno sguardo spento. Si presenta e ci dice che abitava non lontano da lì, che suo padre era il guardiano dell’ospedale e che aveva 15 anni. Abbiamo pensato che è impossibile, l’età non rispecchiava affatto il suo aspetto fisico e più continuava a parlare più capivamo il motivo per cui ci stava seguendo, abbiamo deciso di approfondire con esame diagnostici il suo stato di salute: Julien è un ragazzo malnutrito, con pancreatite cronica e un diabete di tipo 1, per questi problemi il suo sviluppo fisico si è arrestato.

Ci ha raccontato che faceva terapia insulinica una volta a settimana quando tutto andava bene, che c’erano dei giorni in cui non mangiava per niente e aveva costanti dolori alla pancia, confusione mentale e che non riusciva ad andare a scuola.

Grazie all’Associazione Zuki e a tutti i suoi sostenitori Julien è entrato in un programma di cura creato apposta per lui: grazie alle suore di Walungu mangia tre volte al giorno, segue una dieta adatta alle sue problematiche, ha la possibilità di controllare la glicemia e fare l’insulina ogni volta che ne ha bisogno.

Oggi Julien sta bene, ha ripreso peso, è tornato a scuola e i suoi occhi hanno riacquistato luce!

Delphin

La storia di un miracolo

Abbiamo conosciuto Delphin durante il viaggio a Bukavu del 2017. Suo padre, disperato, aveva saputo che un sacerdote “muzungu”, cioè bianco, stava lavorando con altri ragazzi italiani, in una scuola del suo quartiere, uno tra i più poveri della città.
Così quella mattina è venuto a mostrare la cartella clinica di Delphin. La situazione era gravissima: stenoinsufficenza mitralica severa postreumatica, che significa, un banale streptococco non curato più volte, che ti mangia una valvola del cuore. Delphin necessitava di un intervento chirurgico per sostituire la valvola che non funzionava più: o l’intervento o a breve la morte. L ‘intervento era possibile solo in Europa, Sud Africa o in qualunque parte del mondo “ricco”.
Questo è quello che succede molto spesso ai poveri; si muore con facilità a Bukavu, ma il dolore è lo stesso.
Il giorno dopo siamo andati a casa di Delphin per conoscerlo e pregare insieme: una baracca buia dove un ragazzino quasi scheletrico ci aspettava con le braccia aperte insieme a tutta la sua famiglia e ai rumorosi fratelli e sorelle tutti più piccoli di lui.
Ci conosciamo, Delphin sembra molto fiducioso che Dio provvederà a lui, il suo sorriso illumina la baracca, anche se respira a fatica; così affidiamo tutto al Solo che può fare cose meravigliose.
“Zuki è una piccola realtà che non ha le carte per portare un bambino in Italia a fare un operazione al cuore… “ ci confessiamo serenamente con il papà… ma loro si fidano di noi e insieme cominciamo una preghiera.
La preghiera è continuata da quel giorno d’agosto, passando per il ritorno in Italia, attraverso i lunghi mesi che hanno visto il tentare di battere diverse strade per aiutare Delphin… ma, si apriva speranza da una parte e dall’altra solo muri… i documenti, i permessi, i passaporti…per un congolese è davvero difficile uscire dal paese, tanto più se è povero, quindi, per la maggioranza.
La preghiera continuava; una telefonata lontana il giorno di Natale, per lo scambio degli auguri, riaccende la richiesta e la speranza; il papà, Delphin e la sua mamma credono che in noi, credono che Dio li aiuterà…
e…la Provvidenza usa davvero vie impensabili… la preghiera arriva fino ad un giorno di gennaio quando giunge agli orecchi di una persona di buona volontà che aveva in mano, finalmente, la possibilità di realizzare quello che per noi era impossibile.
Così in poco tempo permessi e documenti sono stati fatti. A febbraio una squadra parte per Bukavu. Il 27 febbraio Delphin viene operato da una equipe specializzata al Bambin Gesù di Roma, in seguito ad una violenta crisi cardiaca che sarebbe stata l’ultima…
Delphin ha ricevuto una nuova vita. Ora studia, sorride, balla…
Nessuno può sapere perché proprio lui, nessuno ci può dire perché proprio noi…Zuki… la risposta a queste domande sarà la vita stessa a donarla o forse chissà nemmeno ce l’ avremo mai…Delphin ha ricevuto una nuova vita. Ora studia, sorride, balla…
ma questa è un’altra storia…

Schukuru

Schukuru

Schukuru è una bambina di 14 anni, sostenuta da un grande amico di Zuki un “papà italiano” che, per circa 2 anni ha sacrificato i suoi sabati per fare lavori extra al fine di donare il suo guadagno alla associazione (sapete, Zuki si nutre di queste persone, di buona volontà).
Schukuru l’abbiamo incontrata una mattina mentre si parlava con lui quasi per caso abbiamo scoperto la sua vita tormentata, una situazione familiare al limite del reale fatta di violenze, massacri, ferite, abbandono e tanta povertà. la bimba oggi ha deciso di vivere con gli zii e insieme ai suoi cugini ci ha raccontato che l’anno precedente è stata bocciata a scuola per le assenze dovute al suo stato di salute, in quanto è da due anni che tutte le notti si sveglia con grandi spaventi e perde conoscenza. lo zio, che è un falegname di un quartiere di Burhale, ci ha spiegato che quando si accorge del disagio della nipote le corre subito vicino, ma non comprende ciò che sta succedendo, le si inginocchia accanto, l’abbraccia e prega finche questi spaventi non scompaiono; lei si consola e si addormenta tra le sue braccia fino al mattino, tutto questo si ripete quotidianamente da circa 2 anni. La bambina è sfinita da questa situazione e anche molto preoccupata perchè nella loro cultura, quando non si riesce a dare spiegazioni di ciò che accade, si attribuisce tutto alla presenza di spiriti maligni. Ascoltandolo abbiamo pensato che probabilmente poteva soffrire di crisi epilettiche. Schukuru oggi è inserita in un programma di cura presso l’ospedale di Bukavu, grazie al quale è riuscita a tornare ad una vita normale. Attualmente frequenta una scuola professionale dove la mattina studia e il pomeriggio apprende un mestiere (taglio e cucito). Ciò è possibile grazie a tutti voi che con grande generosità sostenete i bimbi.

Ashusa

Kalito è un signore molto povero, portatore di handicap che nel 2008 ha preso in sposa Nabintu e insieme hanno messo al mondo Ashuza.

Anche Nabintu e il piccolo Ashuza presto si sono ammalati.

Nel 2016, durante le visite che l’Associazione Zuki era solita fare, la famiglia è entrata in contatto con Padre Leonard e con Don David. I due, rimasti molto colpiti dalla difficile situazione della famiglia, hanno deciso di accompagnare Ashuza e sua mamma all’ospedale di Walungu per le prime cure. Le malattie però non si arrestavano ed è stato dunque necessario un trasferimento al centro Ospedaliero Biopharm di Bukavu pe esami più approfonditi sotto la supervisione del Dottor Vincent. Ashuza ha effettuato numerosi esami al cuore e ha ricevuto molte medicine senza ricevere però nessun miglioramento duraturo. Nel 2018 è stato ricoverato all’ospedale provinciale generale di Bukavu. Dopo molti esami è stato scoperto che la sua malattia è la tubercolosi, il bimbo continua a prendere tutt’oggi le medicine.

Ciò che è alla base della sua malattia sono le pessime condizioni nelle quali vive. Il suo alloggio è una “casa” fatta di terra che lo espone ad ogni tipo di intemperia. Era veramente in pessimo stato ma grazie a Dio alcuni benefattori hanno sostenuto la ricostruzione di una casa molto più confortevole. I lavori di ricostruzione sono ad oggi in corso e procedono bene.

La mamma di Ashuza invece aveva dei problemi al ventre, in particolare dei problemi ginecologici. Dal 2016 ha ricevuto le cure mediche seguita dal Dottor Vincent e la salute è migliorata. Purtroppo quest’anno (2019) ha subito una ricaduta ed è tornata a Bukavu per ulteriori cure.

Questa è soltanto una delle migliaia di famiglie povere congolesi che vivono in condizioni drammatiche e che hanno bisogno di aiuto.

Mwangaza

Mwangaza

Mwangaza è una bambina di 13 anni che vive nel villaggio di Mugogo, un territorio molto povero all’interno del Sud-Kivu. fin da quando era piccola il suo viso è sempre stato speciale, aveva qualcosa in più rispetto a tutti gli altri bambini, chi la incontrava non la pensava così

“sapete, in un villaggio di campagna ma come in tante altre parti del Congo, fino a pochi anni fa c’era la guerra e a scuola va solo chi è molto fortunato. Tv, internet e libri non ci sono, quindi saper attribuire il vero significato alle cose fuori dall’ordinario è difficile. l’essere umano quando non comprende ha paura oppure deride”.

Ma la piccola Mwangaza è forte e coraggiosa, sostenuta da Zuki non ha mai voluto abbandonare la scuola, ciò vuol dire che ha sempre affrontato tutto e tutti con grande coraggio. In Congo la sanità è a pagamento ed è per questo che non si è mai potuta curare. ma un angelo di nome Vincent, un medico chirurgo amico di Zuki, si è offerto di operare gratuitamente la piccola Mwangaza.

“sapete, un operatore sanitario riceve lo stipendio solo dietro il pagamento delle prestazioni ricevute da i pazienti e non pensate che un medico congolese riceva stipendi faraonici”

Oggi Mwangaza sta seguendo un programma terapeutico e la prima cosa che ha chiesto per ritornare a vivere una speciale normalità è stata ritornare nei banchi di scuola. ha ringraziato di cuore, ancora una volta, la famiglia Zuki che le ha permesso di tornare a sorridere. Zuki sostiene gli studi di Mwangaza e il suo percorso di guarigione assieme alla sua famiglia attraverso l’adozione a distanza che consiste in un sostegno scolastico comprensivo di una tessera sanitaria

Binja

Binja ha 10 anni e vive con la mamma nel villaggio di Muzinzi. Zuki l’ha conosciuta nel 2014 e la sua immensa dolcezza ha toccato i nostri cuori. I suoi occhioni marroni non riuscivano più a vedere a causa di una grave e mai curata congiuntivite che stava per toglierle la vista per sempre. Grazie alle visite mediche e a varie cure effettuate per alcuni anni, Binja oggi ci vede benissimo, è molto grata e ringrazia con tutto il cuore Zuki!